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RECENSIONE
Fino ad un orizzonte sfumato tra le brume, si scorgevano le terre
vergini che Adamo non aveva mai immaginato. Contemplò a lungo
le immense foreste che coprivano valli profonde, le lontane pianure
dove biancheggiavano fiumi e laghi, le catene di monti ancora
più lontane oltre le quali si potevano indovinare altre valli
e altre montagne. Dunque non si era sbagliato! C’era un mondo
al di là del mondo.
Arrivando al colle scoprì catene di montagne sconosciute e vuoti
di terre nascoste.
Non si scorgeva nessun segno di attività umana. Quelle distese
immense gli sembravano ancora vergini. Capì che il territorio
era così vasto da potervi tracciare il cammino di una vita.
Bernard Amy - Lo sguardo di Adamo
La Greina, vasto altopiano alpino al confine tra Canton Ticino
e Canton Grigioni, è uno dei “luoghi” alpini più singolari e densi
di fascino che abbia mai visitato. Alcuni lo definiscono come
un angolo di Tibet, altri tundra, altri ancora un deserto di erba,
rocce e neve. Non so per certo, ma forse hanno proprio ragione
questi ultimi.
Di fatto quando si attraversa con il solo mezzo delle proprie
gambe uno spazio geografico di queste dimensioni è sempre un cammino
nel silenzio, nella solitudine, nella vastità degli orizzonti,
nella ripetitività delle forme, è come un cammino verso un punto
indefinito all’infinito.
La parola “deserto” deriva dal latino deserere, cioè “abbandonare”.
Quindi il deserto è da considerarsi non solo come spazio geografico,
ma anche come particolare condizione dell’ambiente in relazione
all’abbandono dell’uomo.
Spesso vogliamo assegnare alla parola deserto dei connotati indiscutibilmente
negativi, ma questo è solo il frutto dei condizionamenti della
nostra schizofrenica e dogmatica società che vuole imporre la
sua scala di valori, giusta o sbagliata che sia.
Attraversare il deserto e intraprendere un cammino attraverso
il nulla o presunto tale può fare paura solo se non si vuole cercare
qualcosa di più profondo ed essenziale in se stessi.
Camminando in Greina sembra che il tempo improvvisamente prenda
a scorrere più lentamente. Che non segua più le logiche che generalmente
gli assegnamo quando stiamo al piano, nel “razionale” mondo civilizzato.
Cammini, osservi, linee, colori, cielo, verde, nero, rosso, ti
fermi, acque che scorrono in direzione opposta, cielo blu cobalto,
grigi effimeri vapori, silenzio, riparti, fischio di una marmotta,
forse non sei solo, rocce bianche come zucchero, vento, muschi
e licheni, appunti visivi, tempo, emozioni.
Ciò che alla fine rimane è la netta percezione che sempre più
spesso sento di avere bisogno di spazi come questo. La monotonia
non è mai tale. La sensazione è che si stia affrontando un cammino
che aiuta ad individuare, ogni volta, in qualsiasi piccolo dettaglio
un disegno più grande.
Non importa quale direzione si prenda, è sempre spazio, silenzio,
solitudine...
La traversata piccola, grande, corta o lunga che sia è sempre
un viaggio, un’esperienza che avvicina all’essenza, al conoscere
la propria natura interiore.
Ora questa nuova percezione del tempo si fissa come cristallizzata
in una singola immagine o in una sequenza.
Un singolo scatto fotografico o più scatti della realizzazione
di un progetto personale catturano un momento, una linea, più
linee, un colore o una gamma cromatica.
Il tempo della chiusura e riapertura di un diaframma meccanico
regala immagini, emozioni che scaturiscono dal cuore e che inevitabilmente
parlano del proprio io, una sintesi di sguardi vissuti.
È questa l’essenza del progetto “Spazio Greina”, è questa una
raccolta di iter intimi e personali.
Cinque racconti in immagini dove cinque artisti dell’immagine,
Roberto Buzzini,
Giosanna Crivelli, Tamara Lafranconi, Sergio Luban e Marco Volken,
raccontano il proprio cammino attraverso il deserto di montagna
chiamato Greina, ognuno alla ricerca del proprio spazio, ognuno
con la propria chiave di lettura, ognuno con la propria interpretazione.
Se al grafico è dato il compito non facile di confezionare queste
intime storie; al lettore, un esplicito invito ad aprire il libro
e ad incamminarsi senza meta pagina dopo pagina. Un invito alla
ricerca di una nuova realtà della percezione del tempo. Un altro
deserto da esplorare.
Roberto Grizzi
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